Partita IVA per terapisti: regime forfettario o ordinario? Guida alla scelta
- Mioterapista

- May 17
- 3 min read
Aprire la Partita IVA o cambiare regime fiscale è un po’ come scegliere il lettino da massaggio ideale: deve adattarsi perfettamente al tuo modo di lavorare. Per un terapista, la scelta tra Regime Forfettario e Regime Ordinario (Semplificato) non è solo una questione di "tasse", ma di strategia per far quadrare i conti dello studio.

Vediamo insieme come funzionano, quali sono i vantaggi per la tua professione e come capire qual è la soluzione più conveniente per te.
1. Il Regime Forfettario: il paradiso delle semplificazioni?
Il Regime Forfettario è la scelta naturale per la maggior parte dei terapisti che avviano l'attività o che hanno uno studio ben avviato ma contenuto.
Come funziona per un terapista?
Il limite di fatturato: Non devi superare gli 85.000€ di incassi annui.
Tasse ridotte all'osso: Paghi un’imposta sostitutiva (una Flat Tax) del 15%, che scende addirittura al 5% per i primi 5 anni se si tratta di una nuova attività.
I costi "forfettari": Qui sta la chiave. Lo Stato stabilisce che per l'attività dei professionisti della salute e del benessere (come i terapisti), le spese di gestione siano calcolate in modo fisso. Il coefficiente di redditività è del 78%. Significa che se incassi 10.000€, lo Stato presuppone che tu ne abbia spesi 2.200€ per la tua attività. Tasse e contributi si pagheranno solo sui restanti 7.800€.
I vantaggi reali per te:
Niente IVA sulle prestazioni: Non devi aggiungere l'IVA in fattura. Questo ti rende subito più competitivo se lavori con i privati (i quali non possono scaricare l'IVA).
Niente ritenuta d'acconto: Quando fatturi a centri medici, palestre o società, ricevi il 100% di quello che chiedi, senza trattenute.
Meno burocrazia: I costi del commercialista sono generalmente più bassi perché la contabilità è ridotta al minimo.
2. Il Regime Ordinario: quando la struttura pesa
Nel Regime Ordinario non ci sono limiti di fatturato, ma si entra nel sistema della tassazione progressiva IRPEF (le aliquote partono dal 23% e salgono a scaglioni in base al reddito) e si applica l'IVA (laddove non esente per motivi sanitari).
Nel regime ordinario le tasse si pagano sull’utile reale: Incassi - Spese documentate.
Il grande bivio: come capire cosa conviene?
A prima vista, il Forfettario sembra vincere a mani basse. Ma c'è un grande "dipende" legato a due fattori critici: i tuoi costi di gestione e le tue spese personali.
Scegli il Forfettario se:
Hai spese di gestione basse: Se lavori a domicilio, collabori con studi terzi o hai uno studio in affitto ma con spese fisse contenute (sotto il 22% del tuo fatturato), il forfettario è imbattibile.
Lavori principalmente con i privati: L'assenza di IVA ti permette di mantenere i prezzi accessibili per i tuoi pazienti senza limare il tuo guadagno.
Valuta l'Ordinario se:
Hai costi di studio altissimi: Se hai acquistato macchinari di ultima generazione molto costosi, hai stipulato un affitto importante, hai dipendenti (es. una segretaria a tempo pieno) o compri molto materiale, potresti scoprire che le tue spese reali superano di gran lunga il 22% "concesso" dallo Stato nel forfettario. Nell'ordinario puoi scaricare tutto l'hardware, i consumabili e le spese strutturali.
Hai molte detrazioni personali: Nel forfettario non puoi scaricare le spese personali dal tuo reddito principale. Se hai spese mediche di famiglia elevate, figli a carico, o stai facendo importanti ristrutturazioni edilizie a casa (es. bonus casa), potresti "perdere" queste detrazioni. Nell'ordinario, invece, puoi usarle per abbattere l'IRPEF.
Prevedi di superare gli 85.000€: Se la tua attività sta crescendo molto rapidamente, l'ordinario diventa un passo obbligato.
In conclusione
Per un terapista che inizia o che gestisce uno studio di medie dimensioni, il Regime Forfettario rappresenta quasi sempre la spinta ideale per massimizzare i guadagni e ridurre i pensieri burocratici.
Tuttavia, la certezza matematica si ottiene solo facendo una simulazione numerica con il proprio consulente fiscale, mettendo sul piatto della bilancia le previsioni di incasso e le spese (professionali e personali) dell'anno.




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